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Fibre per calcestruzzo - Azichem

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Fibre per calcestruzzo
Fibre per calcestruzzo
storia ed evoluzione
Le fibre per calcestruzzo e per l'edilizia in genere, nella concezione più ampia e generale del termine, non si possono certo definire una invenzione dei giorni nostri. In effetti è possibile considerarle antiche quanto il calcestruzzo stesso, se non addirittura precedenti! Antichi reperti di abitazioni, datati quasi 2500 anni prima di cristo e risalenti alle civiltà mesopotamiche, erano fatti di impasti di argilla ed utilizzavano la paglia come armatura strutturale. Altre pratiche quali la fabbricazione di mattoni in argilla o fango, con l'aggiunta di paglia quale coesivizzante, sono state applicate sin dai tempi degli antichi Egizi. Non solo, le civiltà Inca e Maya erano solite aggiungere fibre vegetali al loro vasellame per impedire che si crepassero durante la fase di asciugatura al sole.
Case di argilla e paglia in Oman, reperti di abitazioni simili sono stati fatti risalire alle civiltà mesopotamiche e datati addirittura due millenni prima di Cristo
Fibre per calcestruzzo
Le primordiali forme di calcestruzzo così come lo conosciamo oggi possono essere ricondotte alla "opus caementicium": una tecnica costruttiva usata dagli antichi romani fin da ben prima dell’anno zero e basata sull'utilizzo di calce aerea per la produzione di malte da costruzione, perfezionata in seguito con l’introduzione di pozzolana nel composto come legante (nacquero così le malte idrauliche). Sin da quella invenzione, il calcestruzzo è stato addittivato con elementi fibrosi che ne migliorassero la qualità, andando a contrastare la formazione di crepe e fessure. Esempi di calcestruzzi ed opere murarie addittivate con 'fibre' si ritrovano nelle opere più disparate: le cosiddette fibre erano spesso costituite da materiali di risulta quali appunto paglia, fibre legnose, pelo di suini, di bovini o crine di cavallo. Sorprendentemente, la pratica di addizionare malte e intonaci con peli animali o fibre vegetali è resistita nei secoli ed era applicata (anche in Europa) addirittura fino agli inizi del XX secolo.

Lo stimolo di trovare nuove soluzioni, che potessero rispondere alle esigenze antifessurative in modo industriale e senza il ricorso ad espedienti d'ogni tipo, portarono in un primo tempo (si parla degli inizi del XX secolo) all'impiego delle fibre d'amianto: strutturalmente una buona soluzione, e ad un basso costo produttivo. Furono ovviamente abbandonate quando diventarono noti i danni che l’amianto comportava per la sulla salute umana e da quel momento, sono gli anni '60, si svilupparono diverse tipologie di fibre che potessero sostituirle efficacemente come fibra costruttiva, producibili industrialmente, che avessero costi contenuti e che ovviamente non avessero indesiderati effetti secondari.

Certificato di conferimento della Medaglia d'Oro all'Ing. Enzler, per l'invenzione delle fibre sintetiche per calcestruzzo, al 5° salone internazionale delle invenzioni di ginevra del 1976Da allora la ricerca nel campo delle fibre per conglomerati cementizi o a base di calce ha provato con le tecnologie più disparate: furono svilupate fibre in acciaio, fibre di vetro, fibre vegetali, fibre sintetiche e via via fino a soluzioni quali fibre in carbonio, basalto, alluminio o kevlar. Tra le varie tipologie di fibre per calcestruzzo, considerata l'enorme diffusione che hanno tutt'ora, rivestono particolare interesse storico le fibre in acciaio e le fibre sintetiche. Delle prime possiamo affermare che sono una semplice, e nondimeno brillante, rielaborazione in forma di filamento di un materiale che è stato combinato con il calcestruzzo sin dalle prime applicazioni del cemento armato, l'armatura in acciaio appunto. Quanto alle seconde, invece, la storia risale a metà degli anni '70, quando un ingegnere svizzero di nome Rudolf Enzler pensò di applicare i progressi fatti nello studio delle catene polimeriche al campo delle fibre per l'edilizia. Al 5° Salone delle Invenzioni di Ginevra del 1976, infatti, il "Sistema Forta-Ferro" dell'ingegner Enzler si aggiudicò la medaglia d'oro. Erano nate le prime fibre in materiale polimerico per il rinforzo del calcestruzzo. I brevetti dell'ing. Enzler nel campo dei calcestruzzi fibrorinforzati si tradussero, in campo industriale, nei prodotti della società "Forta-Fibre", poi "Fortatech" ed infine (nel 2009) rinominata in "Brugg Contec", del Gruppo Brugg.

Da allora, le fibre polimeriche si sono ritagliate un posto d'eccezione nel panorama delle fibre di rinforzo per calcestruzzo. Ovviamente, nel corso degli anni, i progressi riguardanti le fibre sintetiche non sono mancati: dalle prime fibre in polipropilene si è passati alla sperimentazione di diversi polimeri, forme, dimensioni. Alle fibre sintetiche ausiliarie si sono recentemente aggiunte quelle strutturali, capaci di sostituirsi alle fibre in acciaio nelle applicazioni più disparate, o in certi casi addirittura di sopperire all'armatura in acciaio.

Prima applicazione delle moderne fibre per calcestruzzo in Italia: rivestimento del canale Enel di Villadossola (VB), messo a punto dall'Ing. Mocco nel 1982Per quanto riguarda il panorama Italiano, la storia delle fibre per calcestruzzo "moderne" inizia nel lontano 1982, anno in cui fu eseguita la prima malta premiscelata fibrorinforzata. Si trattava del rivestimento di un canale Enel a Villadossola, eseguita con una malta cementizia tixotropica, decisamente innovativa in quanto appunto fibrorinforzata e modificata con fumi di silice, messa a punto dall’ing. Edoardo Mocco che sarebbe poi diventato il direttore ricerca e sviluppo di Azichem. La “storia” proseguì poi con l'acquisizione della prima licenza di distribuzione di fibre per calcestruzzo in Italia, da parte di Azichem, in accordo con Forta-Fibre, annoverabile fra i precursori europei di questa tecnologia. Ad oggi, dopo quasi trent'anni da quella prima innovativa applicazione, Azichem si propone al mercato italiano con un'ampia gamma prodotti, tutti di altissima tecnologia e qualità, per qualunque esigenza applicativa.